
1. IL CONFLITTO INTERNO PALESTINESE
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Invece della pace torture tra palestinesi
di Osvaldo Migotto
Col passare dei mesi la convinzione del presidente statunitense George W. Bush di poter giungere ad un accordo di pace tra israeliani e palestinesi entro la fine dell'anno sembra più che mai destinata a soccombere sotto il peso delle violenze e delle incomprensioni.
Una conferma a tale valutazione viene dallo stesso premier israeliano Ehud Olmert che proprio ieri nel corso di una seduta alla Knesset della Commissione esteri e difesa ha detto che nel 2008 non ci sarà un accordo con i palestinesi sull'assetto politico permanente di Gerusalemme. E senza un accordo su questo elemento essenziale del contenzioso israelo-palestinese é chiaro che non si arriverà a nessun accordo di pace tra i due popoli. Ma c'è di peggio. Ad allontanare la prospettiva dell'avvio di una fase di riconciliazione in Medio Oriente non vi sono più solo le incomprensioni tra israeliani e palestinesi, ma anche le crescenti tensioni che si registrano tra gli stessi palestinesi. Il duro scontro in atto tra fazioni moderate e gruppi integralisti tende infatti ad accentuarsi, in barba agli sforzi del mondo arabo, Egitto in primis, volti a favorire una loro riconciliazione.
La radicalizzazione del conflitto interno palestinese, avviata dal colpo di mano di Hamas che nel giungo dello scorso anno portò il movimento estremista islamico a prendere il controllo della Striscia di Gaza, sembra non conoscere fine. Venerdì scorso un attentato dinamitardo a Gaza ha causato 5 morti e Hamas ha subito puntato il dito contro Al Fatah (il movimento fedele al presidente palestinese Abu Mazen). Nella notte tra sabato e domenica scorsa però nella Striscia di Gaza vi sono stati anche degli scontri a fuoco tra agenti di Hamas e miliziani dell'Esercito dell'Islam, un piccolo gruppo radicale che si sospetta abbia rapporti con al Qaida.
L'estremismo seminato dal movimento di Ismail Haniyeh in questi ultimi anni rischia dunque di rivoltarsi contro gli stessi integralisti islamici che controllano la Striscia di Gaza. Dall'odio infatti non può nascere che altro odio. E in tal senso non possono che preoccupare le denunce lanciate da due organizzazioni di difesa dei diritti dell'uomo, secondo le quali nei territori palestinesi la tortura viene praticata regolarmente da quando lo scorso anno Hamas ha preso il potere nella Striscia di Gaza. Da un rapporto realizzato dall'organizzazione umanitaria palestinese «Al-Haq» risulta che tra il 20 e il 30 per cento delle oltre 2.000 persone arrestate nel 2007 dicono di aver subito delle violenze in carcere, sia nella Striscia di Gaza, dove tre detenuti sono morti durante la detenzione, che in Cisgiordania (i territori palestinesi controllati dagli uomini del presidente palestinese Abu Mazen) dove un carcerato è deceduto durante la prigionia.
Una conferma a queste denunce viene anche dall'organizzazione statunitense per la tutela dei diritti umani «Human Rights Watch» (HRW), le cui indagini hanno riscontrato un netto aumento degli arresti a carattere arbitrario o politico da quando Hamas ha preso il controllo della Striscia di Gaza.
E come nel caso del contenzioso con Israele, anche tra fazioni palestinesi ostili vale la legge dell'occhio per occhio dente per dente.
Alle brutalità di un campo rispondono subito quelle dell'altro schieramento. HRW denuncia pertanto un aumento drammatico del ricorso alla tortura sia da parte di Hamas che da parte degli uomini di al-Fatah. Ma se i palestinesi si torturano tra di loro è ancora realistico credere che la pace in Medio Oriente sia raggiungibile in tempi brevi, come qualcuno si ostina a credere?
(Corriere del Ticino, 29 luglio 2008)
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2. SONDAGGIO NELLE UNIVERSITA' INGLESI
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4 musulmani su 10 vivrebbero sotto la Sharia. Predicatori omofobi e antisemiti
hanno parlato liberamente al Queen Mary College.
"Uccidere per Allah è giustificato"
lo pensa uno studente islamico su tre
LONDRA - Uccidere nel nome di Allah e dell'Islam è giustificato. Lo sostiene circa un terzo degli studenti islamici che frequentano le università britanniche. Il quaranta per cento di loro giudicherebbe inoltre condivisibile l'inserimento dei codici della sharia, la legge islamica nella legislazione britannica.
Il sondaggio, condotto nel Regno Unito da Yougov per il Centro di coesione sociale, è ripreso oggi dal quotidiano britannico Times, che esprime preoccupazione per la diffusione del radicalismo nei campus. "Un numero significativo di studenti crede in valori che cozzano con quelli democratici", ha detto Hannah Stuart, tra i curatori del sondaggio: "Questi risultati mettono in grave crisi coloro che sostengono che l'estremismo è assente nelle università britanniche".
Dal sondaggio è emerso inoltre che il 40 per cento degli studenti musulmani considera inaccettabile che donne e uomini musulmani si frequentino liberamente. Il 25 per cento di loro dice di non avere alcun rispetto per i gay, una percentuale superiore fra gli uomini musulmani (32 per cento); fra i non musulmani la percentuale è del 4 per cento. Uno studente islamico su tre è a favore della creazione di un califfato, o di uno stato islamico, globale.
La ricerca rivela anche che il 55% degli studenti non musulmani ritiene che l'Islam sia incompatibile con la democrazia. Circa uno su 10 ha "poco rispetto" per i musulmani. "La soluzione - spiega Anthony Glees, professore alla Buckingham University - è smetterla di parlare di diversità e concentrarci sull'integrazione e sull'assimilazione".
Oltre al sondaggio vero e proprio, condotto su 1.400 studenti musulmani e non, gli autori della ricerca hanno visitato 20 università e parlato con studenti e professori. Tra l'altro è emerso che regolarmente predicatori islamici pronunciano sermoni con parole di incitamento all'odio razziale, omofobici o antisemiti. In particolare, è stato monitorato il Queen Mary college, parte della London University. A dicembre, uno speaker identificato come Abu Mujahid ha incoraggiato gli studenti musulmani a condannare i gay perché "Allah odia" l'omosessualità; in novembre Azzam Tamimi, un sostenitore di Hamas che vive in Inghilterra, ha descritto Israele come "il più inumano progetto nella storia dell'umanità moderna".
La situazione al Queen Mary College è ritenuta particolarmente grave, con una vera e propria "ghettizzazione" degli studenti islamici. Un portavoce del college ha dichiarato di essere a conoscenza delle visite dei predicatori, ma non del contenuto dei loro discorsi. "Chiaramente noi non possiamo associarci a simili punti di vista - ha detto -. Il problema è che il libero dibattito è parte integrante dello spirito della nostra università: è inevitabile che in qualche occasione il contenuto di certi interventi sia offensivo".
Diversi terroristi si sono o sono stati convertiti all'estremismo nelle università britanniche. Si ritiene che Kafeel Ahmed, responsabile l'anno scorso dell'attentato suicida all'aeroporto di Glasgow, abbia subito il processo di "radicalizzazione" all'Anglia Ruskin University di Cambridge.
I riscontri dello studio confermano, seppur amplificandoli, studi della polizia inglese dell'anno scorso, secondo cui, ad esempio, il 37 per cento - contro il 40 osservato ora - di tutti i giovani musulmani di età compresa tra i 16 e i 24 anni preferirebbero vivere in un sistema governato dalla sharia. Non tutti, però, sono d'accordo con le conclusioni della ricerca. Wes Streeting, presidente della Unione nazionale degli studenti, la condanna. "Questo disgustoso 'report' riflette i pregiudizi della cultura di destra che l'ha progettato - ha detto - non certo il punto di vista dei musulmani inglesi. Ha coinvolto appena 632 studenti islamici, ai quali sono state fatte domande vaghe e fuorvianti, e le risposte sono state interpretate altrettanto male".
(la Repubblica, 27 luglio 2008)
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