
Le stelle di Angela
Primo tempo
Angela aveva un'abitudine. Non la definiremmo proprio strana, ma di certo insolita. Ogni sera, tornata a casa dal lavoro, dal tran tran quotidiano, entrava nel suo appartamento, spegneva le luci e poi, che piovesse o fosse bello, toglieva le scarpe e scalza si recava sul terrazzino. Un piccolo quadrato di mattonelle al terzo piano che dava su di una bella strada di una ordinata città di provincia. Grande abbastanza però per riposarci nei pomeriggi di primavera e per fare quel che Angela faceva lì fuori, sera dopo sera, da tanti anni.
Si stendeva su un lettino messo lì all'uopo, chiudeva per un pò gli occhi e ascoltava i rumori della sera. Il tardo pomeriggio finiva e il cielo diventava blu cobalto. Poi si metteva lì ad osservare il suo spettacolo magistrale, tutto gratis: le stelle.
Le stelle parlavano ad Angela. Lei sapeva ascoltare. Era una brava, attenta, intuitiva ascoltatrice. Le conosceva tutte ad una ad una e non avevano più i nomi ufficiali datigli dalla corrente astronomia. Avevano i suoi nomi, Labella, Marsica, Doriente, Pacifica....Le battezzava proprio secondo un rituale specifico. Nel suo cassetto privato, quello di un piccolo secretaire nel vecchio scrittoio di famiglia, vi erano custoditi tutti gli atti di nascita e morte delle sue amate stelle. Piccole pergamene dorate con tanto di nastrino blu cobalto che dicevano così: "Oggi sei nata stella d'oriente, ti battezzo col nome di Armenta e, con te, compirò un pezzo di cammino in questo universo donatoci dall'Alto"
Ogni volta che Angela guardava quel manto perfetto e puntellato di luci d'argento, sentiva dentro se un infinito di senso di gratitudine. Beh, non era facile gestire una cosa del genere. Essere grati presuppone che esista un ricevitore di quella gratitudine e lei si chiedeva, ormai fin troppo spesso: "Grazie, grazie, ma grazie a chi? A che cosa?". Una risposta ancora non l'aveva trovata ma sapeva che da quando era bambina quello era il suo rifugio, il suo riposo, il suo posto speciale, dove meditare e prendere le decisioni, dove dimenticare e ancora, qualche volta, sperare...
Dall'altro lato della strada un altro palazzo, altre abitazioni, altre vite. E sguardi, gli sguardi degli altri che ogni tanto s'incrociano e, per un attimo, non sono più muti e indifferenti, ma curiosi e vivi. Dall'altro lato della strada Leonardo. Giovane, pragmatico, poco tempo per i sogni. Il suo terrazzino serviva a stendere e ritirare il bucato. E qualche volta di sera a scrutare quella donna strana. Ma chi sarà, ma cosa fa ogni sera là fuori... Mah, non mi interessa, non ho tempo, devo scappare....
E invece, pian piano quella figurina aveva catturato la sua attenzione. Non si accorse nemmeno Leonardo di aspettare proprio quell'ora, ogni sera per andare a fare le sue cose con il bucato sul terrazzino.
Poi una sera un temporale. Anzi una tempesta terribile, quasi un uragano. La corsa dal parcheggio al cancello fu un'impresa titanica. Volava di tutto in strada. Qualcosa veniva giù dai piani alti. Zuppa e affannata Angela raggiunse la rampa di scale e volò a casa. Stavolta proprio non avrebbe potuto godere del suo personalissimo spettacolo di pace e d'amore.... Questa sera il buonsenso avrebbe prevalso. Delusa accese le luci e le lasciò accese. Niente terrazzino, sarebbe rimasta in casa.
Al terzo piano quella sera le luci illuminarono il buio della notte e il fragore del temporale. Leonardo era dietro la finestra. Non avrebbe scrutato nel buio questa volta per osservare le stranezze della sua dirimpettaia. Vedeva però la sua ombra passare dinanzi i vetri del balcone. Dunque, la tipa strana era in fin dei conti una persona normale. Pensava.
Secondo tempo
Quella sera senza stelle fu dolorosa. Mancava ad Angela quel riposo, quel dialogo quieto, quella meditazione, che non riusciva a colmare con la cucina, con la televisione, con una telefonata. Ma anche un sollievo. Non sapeva adesso, allo stato dei fatti, se avesse dovuto continuare a coltivare quel suo angolo di meraviglia, condividerlo. Condividerlo? No, Mai. Intanto continuava a tuonare.
D'improvviso il citofono.
Impossibile.
Ma chi è? Ma chi sarà? ma chi mai potrà essere? Oddio, pensò Angela, qualcuno che chiede aiuto, un soccorso, un'emergenza...I passi incerti si avvicinò piano alla porta. Prima uno sguardo veloce e furtivo allo spioncino, poi indecisa, alza la cornetta - chi è? - dice, dapprima insicura, poi ferma - CHI E'? -
Non sapeva proprio cosa rispondere Leonardo. D'improvviso si sentì stupido, folle, e non ricordava più la scusa che si era preparato prima di scendere.
Il giorno prima
Era sceso presto quella mattina Leo, tuta e scarpe da ginnastica, era mercoledì. I giorni dispari deputati per il jogging. Credeva di essere uno dei pochi, se non l'unico, a sfidare il freddo pungente di quel mattino grigio. Ma sulle scale del palazzo di fronte c'era già qualcuno. Una ragazza in pigiama. Gli venne da ridere - che ci fa questa in pantofole alle 6.30 del mattino in mezzo alla strada? Sarà un pò tocca - Tocca? Chissà perchè il solo pensare ad un pizzico di follia gli aveva fatto ricordare la strana donna del terzo piano che guardava le stelle. Intuizione, caso o destino? "Scusi... Mi scusi? Ha bisogno di qualcosa"? Leonardo si avvicinava con sicurezza adesso, era certo che fosse lei, la tipa delle stelle.
"Come? Mi scusi"? D'un tratto Angela si accorgeva di non essere più sola. D'istinto incrociò le gambe, ma il danno era fatto, le pantofoline con la faccia di pluto erano lì, sotto il grigio nebbia di quella mattina fredda e sotto gli occhi divertiti di Leonardo.
"Scusi lei - gli rifece Leonardo - problemi"? Gli occhi puntarono diritti diritti negli occhi suoi. "Nessun problema, do da mangiare ai gatti prima di iniziare la giornata. Mi aspettano, ogni mattina - e aggiunse sorridendo - Ormai è diventato un lavoro".
"Leonardo, piacere - poi d'istinto, senza riuscire a fermare il pensiero che era già lì sulle labbra - è lei quella che guarda le stelle"?
Era stupefatta, senza parole, sgomenta che qualcuno avesse potuta scrutarla, entrare nella sua intimità, osservare lei così come lei faceva con le sue stelle. Non rispose.
Senza fretta si girò e aprì il cancello del portone. Il buongiorno arrivò da lontano.
Rimase agitata tutto il giorno Angela. Ma chi era quello? Che voleva? Come la conosceva? L'aveva osservata molte volte? Era un maniaco? Un guardone? Chi era?
Rimase assorto tutto il giorno Leonardo. Era lei, ne era certo, strana, anche un pò inquietante, ma aveva qualcosa che faceva restare gli occhi dentro ai suoi. Per forza. Si informò su di lei.
Quella sera il temporale cambiò alcune cose. Non tutto, qualcosa, ma fu abbastanza.
Leonardo al citofono cercò di superare il fragore dell'ultimo tuono e disse solo: "Sono io, quello del jogging, tu sei quella dei gatti?"
"No, sono quella delle stelle". La risposta le era venuta così, una battuta pronta. Poi il silenzio. "Che vuoi?".
"Posso salire? Un attimo, fa freddo, piove. Posso salire?".
Forse Angela non si chiese mai perchè lo fece. Aprire la porta ad uno sconosciuto, uno che si era presentato come quello del jogging. Aprì.
Primo finale
Dopo molti anni, le stelle di Angela brillavano ancora. Nell' anniversario di quell'incontro Leo la portò al Planetario e tra le costellazioni di Orione e Cassiopea brillavano Doriente e Marsica, Labella e Pacifica. Le prime stelle di Angela che Leo le aveva regalato ribattezzandole all'anagrafe stellare.
Secondo finale
Il cuore all'impazzata Leo corse su. Angela lo aspettava sul ballatoio. Non ci furono parole, nè presentazioni. Solo un bacio. Dolce e triste. Corto come un sospiro, lungo come tutta una vita. Non tuonava più. Uscirono sul terrazzino e lei gli mostrò le sue stelle. Non capiva tutto Leo, ma Angela profumava di pioggia, di sera, di polvere di stelle...Non capiva tutto Leo, ma voleva capire.
Terzo finale
Angela si lavò le mani e attese. Poi il trillo del campanello. "Chi sei?" gli chiese. "Leonardo, abito qui di fronte, non so dirti perchè sia qui stasera ma volevo conoscerti".
Bastò poco perchè la solitudine, le paure, il blu di un vita fossero sedati. "Sono Angela, guardo le stelle e sono le mie amiche, insieme ai gatti, ovviamente. Prego, entra. Ti faccio un caffè".
Mariagrazia Manna
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