
Sento il silenzio.
Non è uguale a quello di un pomeriggio assolato, quelli che al mio paese si chiamano le "controre".
Nella "controra" riesci a percepire un grillo che canta, un uccello cinguettare, una macchina lontana, qualcuno che parla da qualche parte. Non sai dove.
E' un silenzio diverso, silente ma non silenzioso.
Il silenzio della notte è più profondo, pesto, cupo, corposo, avvolgente. Io lo sento. Come un fruscio, come un soffio, come un sussurro, ti gira intorno, ti raccoglie e tu ne diventi parte. Lo sento scorrere sulla mia tastiera o sotto la sfera della bic che ancora uso. Tassativamente blu.
Lo sento e lo vedo. Il silenzio è blu. Non nero. Chi l'ha detto che è nero? Non è un silenzio tenebra, è un silenzio cielo. Mi fa da psicoterapeuta. Io chiedo e lui risponde. Quelle riposte che di giorno non le senti. Ti rimbalzano nel cervello, fanno troppo rumore. Ora le sento. Chiedo a me stessa se non sia tempo perso vivere questo tempo silenzioso...poi mi addormento tardi troppo tardi. Mi sveglio che l'altra parte dell'umana civile società è già in moto e produce al posto mio.
Sei lenta Mariagrazia. Sei lenta. Vivi il tuo silenzio perché parli troppo e vuoi parlare da sola. Il silenzio del Non Contraddittorio. Il silenzio egoista!
Il cane bofonchia e respira pesante. I tasti fanno già troppo rumore. Qualcuno russa. Smetto di scrivere, ascolto. Sono disturbata. Ancora porgo l'orecchio. Desidero che ogni cosa taccia. Voglio solo ascoltarmi respirare, ascoltarmi pensare e scrivere. Scrivere di niente.
Così, come ho fatto questa notte.
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