mercoledì 22 ottobre 2008

Secondo chi fede è uguale a giuggioloneria?



O meglio, secondo voi gli uomini e le donne di fede, che nel corso dei secoli hanno cercato di rappresentare come meglio potevano, nell'ambito dei propri mezzi e strumenti, Gesù Cristo, la Parola di Dio, sono soltanto poveri sciocchi superificiali, disattenti, illusi con il beneficio della seminfermità mentale? La risposta che cerco non la desidero da nessun estremista, ma da chi sensatamente voglia fare della questione della fede anche un esercizio di logica: nel corso di oltre 2000 anni, letterati, scienziati, politici, filosofi, studiosi, artisti, di ogni calibro e valore hanno desiderato manifestare anche agli altri il proprio amore per Cristo, attraverso le proprie opere, gli studi, canti, musiche, poesie, e quant'altro... (e non sto qui a fare nomi la cui lista non basterebbe a questo blog) ... non per questo qualcuno li ha mai tacciati di stupidità o faciloneria. Dunque oggi, rivendico il diritto, in nome di tanta gente comune, come me, di poter esprimere il mio amore per Gesù Cristo, per Dio Re e Signore, senza per questo dover passare da sciocca. La vita mi ha concesso di poter studiare, e così anche di analizzare, riflettere e capire, non tutto certo, ma molte cose, ed in base a ciò esprimo la mia appartenenza ad un credo unico, ad una fede, ad un popolo, ad un solo nome Yeshuà, Gesù il Signore. Tutto questo senza dover giustificare continuamente una LIBERA scelta d'amore che nasce dalla ricerca stessa dell'amore, della vita, della LIBERTA' DI ESSERE.
Sono una donna giovane, allegra, preparata, intelligente, simpatica piena di voglia di vivere, circondata da persone che amo e che mi amano, imperfetta e felice di esserlo, con un passato non facile alle spalle ed un futuro tutto ancora da vivere che non voglio guastare spendendo solo per me stessa. Sono innamorata della VITA e di Gesù....embè? Qual'è il problema, che cosa non vi suona, cosa vi dà fastidio. Nessuno mai al mondo potrà in alcun modo darmi della poveretta, stupida illusa, insana mentale perchè ho creduto nel sacrificio di Cristo, qualsiasi modo forma mezzo io abbia per manifestare al mondo che LO AMO!!!!
Ecco perchè l'articolo di seguito mi ha profondamente scossa. Il pressapochismo di alcuni, camuffato da cultura di oggigiorno, non solo ha stancato ma è OBSOLETO. Sminuire gli altri per crescere noi, in fondo è questo il dio di molti in questi nostri perduti giorni...ed il giudizio contro gli altri ormai è la più sottile forma di divertimento. Grazie a Dio (è proprio il caso di dirlo) per Pistolini, che pur non essendo un evangelico (ma di certo non è questa etichetta che distingue un credente da un non credente) è un uomo sensato che sa usare i propri strumenti intellettuali, ce ne fossero di più così....
Leggete, per piacere, c'è da vergognarsi del modo in cui spesso si fa questo mestiere che
tra l'altro E' IL MIO MESTIERE....
ridere delle diversità ormai non fa proprio più ridere, anzi, in verità, FA solo PIANGERE!!!!

www.evangelici.net


Un documentario contro gli evangelici

MILANO - Fossi un evangelico sarei arrabbiato con Alexandra Pelosi. La trentaseienne giornalista ha appena messo a segno il migliore colpo della carriera: approfittando dell'eco prodotto dalla recente elezione di mamma Nancy a speaker della Camera, è riuscita a focalizzare l'attenzione mediatica attorno alla programmazione della sua inchiesta "Friends of God" sulla rete Hbo. L'oggetto della sua produzione del resto è caldissimo, in vista della corsa elettorale del 2008: si parla di evangelici, la sterminata nazione nella nazione che conterebbe 80 milioni di aderenti, ma che ancora non ha imparato, per volontà o disinteresse, a rapportarsi nel modo giusto coi grandi organi d'informazione, finendo puntualmente oggetto d'impietose vivisezioni.

Alexandra Pelosi ha fatto esattamente questo: ha vestito i panni dell'intellettuale radical, è montata in macchina ed è andata a vedere che fanno, come si organizzano e cosa sono disposti a dire questi soldati di Dio, numericamente in grado di condizionare l'andamento politico della nazione, ma apparentemente più che altro preoccupati a perseguire stili di vita congregazionale che, in ottica "urban style", si collocano tra lo stravagante, il demenziale e il pernicioso. Insomma Alexandra, con la sua videocamera e il suo cognome che apre diverse porte, ha fatto un po' d'intrigante turismo religioso, con spirito più capricciosamente arrogante di quello di Michael Moore, del quale pure ricalca lo stile della voce narrante fuori campo e la tentazione di correre sempre alle conclusioni. Nei 60 minuti del documentario – riverito da tutti i supremi quotidiani del paese – la Pelosi se ne va in cerca di quel tanto di sbalorditivo ed eccentrico che in un salotto della Grande Mela faccia squittire di divertito scandalismo: la funzione domenicale del reverendo Joel Osteen della Lakewood Church a Houston, Texas, che si svolge in un'arena davanti a venticinquemila entusiasti partecipanti di tutte le età, razza e colore. O le roboanti dichiarazioni di Ted Haggard, ex presidente dell'associazione nazionale degli evangelici, che si affanna a garantire ad Alexandra che i suoi adepti sono persone normali, soltanto rinate nella fede in Cristo, ma che sono felici perché sono americani, perché si proteggono a vicenda e soprattutto perché fanno un sacco di sesso con la legittima partner: "Almeno una o due volte al giorno", confermano i vitaminici trentenni convocati per l'occasione. "E in che percentuale vostra moglie raggiunge l'orgasmo?", chiede Alexandra, finto-eccitata. "Sempre!", confermano gli allocchi, mentre Haggard annuisce soddisfatto – salvo che nel successivo fermo fotogramma la Pelosi c'informa che il malcapitato è stato dimissionato da tutti gli incarichi, travolto da uno scandalo di prostituzione omosessuale.

Per la Pelosi il pianeta degli evangelici va visitato così, restando sull'increspatura visibile del fenomeno: sottolineando quanto siano buffi, cafoni, creduloni, inguaribilmente provinciali e tendenzialmente pericolosi – se li si lascia fare al di là del lecito. Il reverendo Jerry Falwell, ad esempio, secondo lei, è l'incarnazione del condizionamento psicologico che ha permesso a Bush di rastrellare la gran maggioranza di questo elettorato, facendone il vettore del suo doppio viaggio alla Casa Bianca. E il sostegno a un candidato che sia apertamente un guerriero del Signore, antiabortista e antiomosessuale, diventa la principale preoccupazione dei predicatori della Bible Belt e dei circuiti-tv dedicati. Per la Pelosi, gli evangelici possono anche continuare a essere un colorito pezzo d'America, ma soltanto a patto di restar confinati nella bizzarria, come quelle del signore che ha aperto il minigolf evangelico (la nona buca è il Santo Sepolcro, vuoto perché l'occupante è in servizio) o il miliardario che costruisce enormi croci bianche che gli costano 25 mila dollari l'una e ha il progetto di piantarne 5 in ogni stato d'America. Altre domande la giornalista non se ne fa, fasciata nel suo impermeabilino manhattanite: non parla della spirito di solidarietà che anima la comunità, non accenna alla capacità di agire a sostegno di chi ha bisogno.

Non s'insospettisce neppure per quell'atmosfera di serenità e palpabile benessere, che si respira in mezzo a questa gente, che comunica un'imbarazzante positività. Sono 80 milioni, ci credono, sono rassegnati a essere fraintesi, ma chiedono d'essere rispettati.
"Friends of God" invece è un'inchiesta miope e snob. C'è una moltitudine che va altrove: liberi di ignorarne le motivazioni. Ma limitarsi a sfotterli è davvero un piano oscurantista.

di: Stefano Pistolini
da: Il Foglio
data. 3/2/2007

Elisabeth and Darcy